venerdì 10 febbraio 2023

Una ricetta per la mobilità in Ticino

 

Mobilità in Ticino

Le grandi città storiche svizzere possono godere di un’importante offerta di mobilità pubblica grazie alla forte concentrazione di abitanti in uno spazio relativamente piccolo e ben organizzato. Il peso, l’influenza delle grandi città nel processo politico e mediatico è spesso decisivo su mode e posizioni politiche del paese. Stiamo attenti però che modelli di offerta pubblica esistenti nelle grandi città non sono adattabili ad altre realtà. Nella periferia è meglio restare lontano da mode e rimanere con i piedi per terra.  In Ticino si sostiene un’importante offerta di trasporto pubblico. Il nostro territorio non ha le caratteristiche di una città. Abbiamo almeno sette vallate di grosse dimensioni. Se poi raggiungiamo un punto di vista ci rendiamo conto che le abitazioni sono sorte ovunque. In pianura, in collina, sulle rive dei laghi... Storicamente la disposizione dei nuclei abitati ticinesi è il risultato dell’esistenza di ben 241 Comuni. Per non parlare poi delle zone commerciali, artigianali e industriali. Il tutto per un’entità numerica cantonale di abitanti molto contenuta. Raccordare efficacemente attraverso il trasporto pubblico tutte queste strutture esistenti e disperse nel territorio è un’impresa da capogiro. È chiaro che in un tale contesto territoriale insediativo il trasporto pubblico presenta importanti limiti e il trasporto privato è e rimarrà centrale. Nonostante una situazione chiara, limpida e di semplice analisi si esagera a demonizzare e ostacolare il trasporto privato. La rete stradale cantonale è nettamente sottodimensionata rispetto alle attuali esigenze, ma non si perde occasione per ridurne ulteriormente la capacità di trasporto con semafori, fermate bus ovunque, cancellando preselezioni, riducendo il numero di posteggi, inserendo banchine e cunette ma anche con tasse... E nonostante questo i numeri dei residenti che usano l’auto e di chi può usare il mezzo pubblico si scostano di poco.  È indispensabile aprire un vero dibattito sulla mobilità e ben venga il referendum sulla tassa di collegamento.  La situazione attuale è insoddisfacente per troppi. I tempi della mobilità inaccettabili come lo è il maggiore inquinamento creato da queste disfunzioni. I limiti della mobilità pubblica evidenti. La mobilità non può essere affrontata con l’ottica di una o due legislature impregnate di ideologia e arroganza. È una funzione troppo importante in un territorio. Il benessere di un paese dipende dalla mobilità presente al suo interno e esterno. Allora facciamo ordine. Guardiamo sia per quella pubblica sia per quella privata quanto costa (ogni tipo di costo), come è finanziata o meglio chi finanzia cosa, quanti, chi e quando (pensionati, la classe che lavora, gli studenti, il ceto medio, i frontalieri...) la usano. Queste sono le informazioni necessarie per poter fissare a lungo termine le priorità legate alla mobilità e non giocare sulla pelle dei residenti. Il potenziamento della rete stradale è inevitabile. Abbiamo raggiunto un ottimo livello con la rete ferroviaria grazie ad AlpTransit ma poi il proseguo con l’offerta di mobilità pubblica su gomma è da soppesare. Anche questa dipende e carica le capacità della rete stradale, con il grosso difetto che quando devono trasportare lavoratori e studenti non ha capacità e resta anche lei ferma nel traffico e un’ora dopo i bus girano mezzo vuoti e impattano la mobilità privata che potrebbe essere maggiormente fluida. Bisogna vigilare per non finire di fare dei veri disastri di inefficienza e sperpero di risorse. Impariamo a dosare mobilità pubblica e privata senza troppa ideologia e con cognizione di causa, ma soprattutto togliamoci dalla testa che l’auto i ticinesi, il ceto medio, la usa per abitudine e non per necessità. Le famiglie sono molto efficienti con le risorse e se a fine mese non ne hanno più si fermano. Lo Stato anche se genera disfunzione può continuare a sbagliare, aumenta il debito pubblico sulle spalle delle nuove generazioni e prende la scappatoia delle tasse.

 

Cleto Ferrari, già Consigliere personale dell’On Michele Barra  

          

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