Mobilità
in Ticino
Le grandi città
storiche svizzere possono godere di un’importante offerta di mobilità pubblica
grazie alla forte concentrazione di abitanti in uno spazio relativamente
piccolo e ben organizzato. Il peso, l’influenza delle grandi città nel processo
politico e mediatico è spesso decisivo su mode e posizioni politiche del paese.
Stiamo attenti però che modelli di offerta pubblica esistenti nelle grandi città
non sono adattabili ad altre realtà. Nella periferia è meglio restare lontano
da mode e rimanere con i piedi per terra. In Ticino si sostiene un’importante offerta di
trasporto pubblico. Il nostro territorio non ha le caratteristiche di una città.
Abbiamo almeno sette vallate di grosse dimensioni. Se poi raggiungiamo un punto
di vista ci rendiamo conto che le abitazioni sono sorte ovunque. In pianura, in
collina, sulle rive dei laghi... Storicamente la disposizione dei nuclei
abitati ticinesi è il risultato dell’esistenza di ben 241 Comuni. Per non
parlare poi delle zone commerciali, artigianali e industriali. Il tutto per un’entità
numerica cantonale di abitanti molto contenuta. Raccordare efficacemente attraverso
il trasporto pubblico tutte queste strutture esistenti e disperse nel
territorio è un’impresa da capogiro. È chiaro che in un tale contesto
territoriale insediativo il trasporto pubblico presenta importanti limiti e il
trasporto privato è e rimarrà centrale. Nonostante una situazione chiara, limpida
e di semplice analisi si esagera a demonizzare e ostacolare il trasporto
privato. La rete stradale cantonale è nettamente sottodimensionata rispetto
alle attuali esigenze, ma non si perde occasione per ridurne ulteriormente la
capacità di trasporto con semafori, fermate bus ovunque, cancellando
preselezioni, riducendo il numero di posteggi, inserendo banchine e cunette ma
anche con tasse... E nonostante questo i numeri dei residenti che usano l’auto
e di chi può usare il mezzo pubblico si scostano di poco. È indispensabile aprire un vero dibattito
sulla mobilità e ben venga il referendum sulla tassa di collegamento. La situazione attuale è insoddisfacente per troppi.
I tempi della mobilità inaccettabili come lo è il maggiore inquinamento creato
da queste disfunzioni. I limiti della mobilità pubblica evidenti. La mobilità
non può essere affrontata con l’ottica di una o due legislature impregnate di
ideologia e arroganza. È una funzione troppo importante in un territorio. Il
benessere di un paese dipende dalla mobilità presente al suo interno e esterno.
Allora facciamo ordine. Guardiamo sia per quella pubblica sia per quella privata
quanto costa (ogni tipo di costo), come è finanziata o meglio chi finanzia cosa,
quanti, chi e quando (pensionati, la classe che lavora, gli studenti, il ceto
medio, i frontalieri...) la usano. Queste sono le informazioni necessarie per
poter fissare a lungo termine le priorità legate alla mobilità e non giocare sulla
pelle dei residenti. Il potenziamento della rete stradale è inevitabile.
Abbiamo raggiunto un ottimo livello con la rete ferroviaria grazie ad AlpTransit
ma poi il proseguo con l’offerta di mobilità pubblica su gomma è da soppesare.
Anche questa dipende e carica le capacità della rete stradale, con il grosso
difetto che quando devono trasportare lavoratori e studenti non ha capacità e
resta anche lei ferma nel traffico e un’ora dopo i bus girano mezzo vuoti e impattano
la mobilità privata che potrebbe essere maggiormente fluida. Bisogna vigilare
per non finire di fare dei veri disastri di inefficienza e sperpero di risorse.
Impariamo a dosare mobilità pubblica e privata senza troppa ideologia e con
cognizione di causa, ma soprattutto togliamoci dalla testa che l’auto i
ticinesi, il ceto medio, la usa per abitudine e non per necessità. Le famiglie sono
molto efficienti con le risorse e se a fine mese non ne hanno più si fermano. Lo
Stato anche se genera disfunzione può continuare a sbagliare, aumenta il debito
pubblico sulle spalle delle nuove generazioni e prende la scappatoia delle
tasse.
Cleto Ferrari, già Consigliere personale dell’On
Michele Barra