Città
e Lupo
A volte vivere nelle
grandi città porta la gente a farsi idee o cavalcare ideali che poi di fatto se
approfonditi con elementi concreti si rivelano non essere tali. Il peso, l’influenza
delle grandi città nel processo politico ma anche mediatico è spesso decisivo
per cui è importante cercare di tenere le loro idee con i piedi ben franchi in
terra, nella realtà. Il lupo è protetto all’interno della Convenzione per la conservazione della vita selvatica
e dei suoi biotopi in Europa. Questa convenzione è un importante strumento
della politica internazionale di protezione delle specie. Le convenzioni
internazionali se da un lato promuovono principi molto importanti d’altro canto
hanno il grosso difetto di appiattire realtà, capacità e differenze esistenti a
livello territoriale e culturale. La nostra agricoltura di montagna, per chi ha
avuto la fortuna di conoscerla quando era ancora molto importante, e ancora
oggi, è una fucina di biodiversità. La produzione di proteine avviene con la valorizzazione
dell’erba svolta dagli erbivori. Infatti sulle nostre montagne cresce spontanea
tanta erba e non possiamo che valorizzarla attraverso l’allevamento bovino,
caprino e ovino. La produzione di cereali attraverso la campicoltura è praticamente
possibile solo in pochi appezzamenti sul fondovalle mentre il rimanente
territorio è adeguato alla foraggicoltura e al pascolo diretto del bestiame. La
collina e la montagna sono state oggetto della transumanza che ha permesso di
valorizzare tutta la superficie montana seguendola a tappe nella progressione del
suo breve periodo vegetativo. Le piccole stalle costruite per costudire il
bestiame e il foraggio sono disseminate lungo tutto il pendio montano e oggi le
chiamiamo rustici. Grazie alle numerose strutture create, salendo si pascolava
il territorio e si sfalciava una parte a foraggio come scorta per quando a
stagione vegetativa quasi finita, tappa dopo tappa si scendeva di nuovo sul
fondovalle e si cercava di valorizzare il foraggio rimasto sia pascolando sia
in stalla a dipendenza del freddo sopraggiunto. Il territorio pascolato e
sfalciato è il regno di vegetali, degli insetti, dei volatili, di roditori e
anche di ungulati. È impressionante quanta biodiversità ha saputo creare l’attività
dell’uomo. Io ho potuto vederla allora e la vedo ancora oggi ma su scala molto
più ridotta. Infatti il bosco si è inghiottito tantissimi pascoli e prati. Ma
abbiamo ancora bellissime realtà di aziende di montagna che ora soffrono
incredibilmente l’arrivo del lupo. Se un tempo la gente viveva solo dal ricavato
da questa attività agricola molto efficiente e quindi non vi era spazio per il
concorrente lupo, oggi le proteine che consumiamo arrivano da ogni parte del
mondo e con tante diversità di metodi di produzione e i cittadini possono sceglierle
in salotti con mille illuminazioni. È diventato pertanto più facile dire che è
più importante proteggere il lupo, la biodiversità, che i contadini, l’essere
umano. Ed è proprio su questo aspetto che casca l’ideale di protezione del
lupo. La biodiversità che genera il lupo è niente rispetto alla biodiversità
che ha saputo generare l’uomo con la sua attività nella natura. Ma nessuno se
ne è accorto e si è poi creata la macchina statale molto efficace nel nostro
paese, ma non senza lacune, e anche molto costosa, con a seguito del lupo un
corteo composto da Guardiacaccia, Impiegati di Uffici federali, Esperti di
analisi del DNA, Consulenti in recinzioni, Consulenti in cani da difesa, Giornalisti,
Associazioni e Partiti. Senza alcuna capacità d’ascolto, si è imposto agli agricoltori
di recintare l’irricintabile e pertanto di portare le microplastiche anche
sulle vette più discoste. Dispendio di risorse e altri oneri a famiglie
contadine il cui carico lavorativo va ben oltre alle 40 ore settimanali rivendicate
dai cittadini. Torno a ripeterlo e a alta voce. La biodiversità che genera
il branco di lupi è niente rispetto alla biodiversità e ciò che genera una
famiglia contadina di valle e di montagna nel nostro territorio.
Cleto Ferrari